La trasferta di Crotone
Partiamo ad un orario improbabile da casa di Armandino, il quale va in macchina con Nicola, Malatia, Jansen e un tale che minaccia il suicidio mediante impiccagione. Tutti il resto, dodici in tutto, andiamo nel nove posti. Qui la tensione è palpabile, molti di noi non sono riusciti a fare cacca prima della partenza e la cosa crea una certa preoccupazione.
La prima sosta annunciata è a Padula, dove dobbiamo sobbarcarci la fantasmatica presenza di Uno qualunque, reduce dalla notte di guardia medica, che mette anche a disposizione la sua macchina.
Nonostante soste e rallentamenti vari, raggiungiamo indenni e in non molto tempo l’uscita di Sibari. Gli ultimi 140 km, invece, sono di strada statale e sembrano non finire mai. Riusciamo in ogni caso ad arrivare a Crotone e dopo aver fatto uno strano giro in città, vedo No surrender affacciarsi dal pulmino che guida la carovana e fare inequivocabili gesti sul fatto che non sapesse dove cazzo stessimo andando. Evviva l’Italia! Raggiungiamo comunque l’Ezio Scida e, superato anche il piccolo contrattempo di ritrovarci nel traffico in mezzo ai crotonesi, riusciamo ad entrare in curva.
Tutto sembra andare come si deve fino a quando Masini non si fa espellere ingenuamente alla mezz'ora di gioco. “Se ci fosse un allenatore al posto mio, cosa farebbe adesso?” si domanda Agostiniello che non sapendo darsi risposta decide di lasciare il mondo come si trova, abbandonare Di Napoli al suo destino e farci giocare un calcio champagne quale non si vedeva dai tempi di Belloffo contro la Juve Stabia. I padroni di casa si scatenano: palo, traversa, salvataggio sulla linea, tiro, nuca del terzino crotonese, tibia di Ciarcià, nuca ancora, mischia paurosa, naso, nuca, tibia, nuca, orecchio: erano centosettant’anni che non si vedeva una partenza così folgorante della squadra calabrese.
Per fortuna il caldo ci da una mano e nel secondo tempo il Crotone rallenta il ritmo di gioco. Quarantacinquesimo minuto del secondo tempo, ormai è quasi finita ma “non è ancora detta l’ultima parola” sentenzia Usr Casual scrutando l’orologio. D’incanto la Salernitana si ritrova di nuovo asserragliata nella sua area di rigore ma sfoderando un culo da guinness riesce a strappare un fortunoso pareggio.
Il viaggio di ritorno incomincia subito bene: per dare un senso alle nostre grigie esistenze sbagliamo strada e ci dirigiamo verso Reggio Calabria. Torniamo indietro e ci avviamo a fare l’interminabile statale fino a Sibari. Da qui si registra l’implacabile fuga di uno qualunque che ha appuntamento a Battipaglia con la dottoressa e rischia di fare tardi. Dalla solita andatura di 80 km/h, passa ai 100, 120, poi ai 130. Il pulmino arranca e perso di vista il fuggitivo ed essendo rimasti svegli in tre, cerchiamo di rendere meno noioso il viaggio accendendo la radio: becchiamo un imbecille qualsiasi nei panni di speaker che definisce scandaloso il fatto che sulla A7 è da due anni che devono completare la terza corsia. Scandaloso davvero. Noi nel frattempo stavamo percorrendo un delizioso tratto della Salerno-Reggio ad una sola corsia, divisa con i coni spartitraffico da quella dell'opposto senso di marcia: questa è la situazione da non sappiamo quanti anni e tantomeno crediamo di vivere per così tanti anni ancora da vedere terminati i lavori, così come probabilmente non vedremo il prossimo passaggio della Cometa di Halley o la prossima eclissi totale di sole in Italia.
Nel frattempo il dottore sembrava oramai impazzito: sorpassa in curva, sorpassa a destra, tocca punte di 150 km/h. Il luogo dell’appuntamento si avvicina inesorabilmente e anche il pulmino inizia ad essere invaso da un fremito che si impossessa di tutti noi: fra pochi minuti conosceremo la dottoressa! L’incontro a Battipaglia è un momento che rimarrà impresso nel cuore di tutti e che racconteranno a figli e nipoti coloro tra noi che avranno il cattivo gusto di riprodursi. Il dottore smamma i suoi tre compagni di viaggio e si invola con la dottoressa verso un’altra guardia notturna. Lo vediamo scomparire tra le luci della notte battipagliese: chissà quando riuscirà a dormire, chissà quando riuscirà a lavarsi, chissà quando riuscirà a intostare. Tutti dubbi che scompaiono una volta ritornati in dodici nel pulmino, quando, ritrovato l’entusiasmo ed ancora eccitati dall’incontro ravvicinato di poco prima, iniziamo a cantare e stronzeggiare come ad inizio mattinata. Incrocio lo sguardo di Stefano, ridiamo, ci sentiamo felici.