venerdì, 16 ottobre 2009

E vaffanculo a Tornatore


Qualche tempo fa ho avuto una discussione col Tenerone sul finanziamento pubblico alla cultura e allo spettacolo. Lui sosteneva che, facendone a meno, parecchi si troverebbero con le pezze al culo, io sono però dell’idea che spesso questi soldi vengano buttati via.

Esempio. In questo periodo sono usciti al cinema Barbarossa e Baarìa. Il primo è un film voluto (ed imposto a Rai Trade) dalla Lega, che ripercorre le gesta di Alberto da Giussano, il capo della Lega Lombarda che sconfisse il centralismo dispotico del Sacro Romano Impero e bla bla bla. Una specie di Attila flagello di Dio senza però l'intenzione di far ridere, tanto per capirci. Eppure Barbarossa, che aveva tutte le carte in regola per essere un film di merda, è costato alle casse statali qualcosa come 1 milione e 600 mila euro (a detta del regista). Questo il dazio da pagare per una pellicola che, nonostante una vasta distribuzione nelle sale, è stata vista solamente da qualche gonzo leghista e pochi altri.
Il secondo film, Baarìa, nella cui produzione il regista Tornatore ha fatto di tutto per sprecare tempo e denari, ha ricevuto fondi pubblici per circa 4 milioni di euro. Sì, vabbè, tutto quello che volete, ma alla resa dei conti il film non è manco niente di che. Però siccome io non capisco mai un cazzo, Baarìa è in testa alla classifica dei box office.

Ieri poi mi è capitato di vedere Il mondo di Horten, film del 2007 del regista norvegese Bent Hamer, uscito solo questo giugno nelle sale italiane e che ha finora incassato quanto Baarìa in un quarto d’ora qualsiasi. D’accordo, non si tratta di un capolavoro, ma se invece di buttare i soldi su film o registi graditi ai potenti di turno (come Barbarossa) o su opere che riescono a sostenersi sulle proprie gambe senza attaccarsi alla mammella statale (come Baarìa), destinassimo questi fondi a registi italiani che dimostrassero di avere la grazia, la bravura e la raffinata ironia di Bent Hamer, ne gioverebbe davvero la salute del cinema e, più in generale, della cultura italiana. Risparmiando anche qualche spicciolo, che non fa mai male visto che ho finito pure le chesterfield.



scriveva vanbronck verso le 02:24
permalink | commenti (6) | commenti (6)(popup)
categorie: cinema



giovedì, 26 febbraio 2009

"Sirio, ma mò ci vedi buono?" (riepilogo della settimana)



(Pegasus dopo aver aderito ad uno sciopero virtuale)

E no, niente, in pratica Pegasus e Andromeda arrivano alla seconda prigione. Prima vengono attaccati da un enorme Cerbero formato dalle teste di tre militanti delle ronde padane, poi compare il custode della seconda prigione: Pharaon della Sfinge, ex-sindacalista Uil, che disprezza il fatto che Pegasus e Andromeda abbiano faticato così tanto per raggiungere l’Ade. Così gli dice che poco gliene frega se votano Pd o Pdl e gli lancia la mortale maledizione dello sciopero virtuale, che consiste nel trasformarli in due lavoratori di pubblico servizio che per l’eternità sciopereranno con obbligo di lavorare, ma senza ricevere denari.
A questo punto interviene Orfeo della Lira che tradisce Ade e sconfigge Pharaon con l’indimenticabile scena in cui gli distrugge lo specchio e Pegasus sullo sfondo si gratta le palle perché fanno 7 anni di disgrazia. Poi si dirigono verso la dimora di Ade nell’ottava prigione.
Sirio, Crystal e Kanon di Gemini stanno nella terza prigione e avviano a correre. Mentre corrono, Crystal (che tiene un occhio bendato) nota che Sirio non è più cecato e gli chiede come mai. Sirio, senza un minimo di sensibilità per l’occhio dell'amico, gli risponde che negli Inferi lui vede attraverso gli occhi dell’anima.
Crystal si offende e gli chiede quelle cose che manco alle scuole medie si chiedono più:”Sirio, ma mò ci vedi buono?”
Sirio: “sì”
Crystal: ” ... ”


(continua...)

scriveva vanbronck verso le 14:23
permalink | commenti (2) | commenti (2)(popup)
categorie:



giovedì, 19 febbraio 2009

"Ma che vi credete che state al campo sportivo?"



(il cavaliere di veltrone durante un combattimento)

Andromeda e Pegasus, dopo essersi visti la prima serata di Sanremo, si presentano davanti al tribunale del silenzio dove ci sta lo specter-giudice Lune che sostituisce Minosse, dimissionario pure lui dopo la sconfitta alle elezioni regionali a Creta.
Poi dice perché uno perde sempre le elezioni: nel tribunale del silenzio, Andromeda, senza sputare un secondo per terra, si mette a dire che "la canzone di Povia veramente dà un'idea sbagliata degli omosessuali" e che "a sanremo canzoni del genere non dovrebbero andare", poi annuncia - come se a pegasus gliene fregasse qualcosa - che sabato andrà alla manifestazione dell'arcigay contro Povia e si vestirà in maniera eccentrica (come se i capelli verdi e l'armatura rosa non fossero abbastanza). Allora Pegasus avvia ad alluccare fortissimo dicendo che lui sabato tiene già la riunione dell'assemblea costituente del Pd e che comunque non gliene frega veramente un cazzo di niente di lui, di Povia, dell'Ade e di "quest'altro ricchione che tengo di fronte" (indicando a due mani il giudice Lune).
A questo punto - e mi pare pure normale - a incazzarsi è il giudice, che lancia Pegasus nel girone infernale di quelli che in vita hanno cacato il cazzo, ma viene salvato in extremis dalla catena di Andromeda. Allora il giudice inizia a fare a mazzate con Andromeda che, mentre abbusca, ripete paro paro il monologo del cavaliere di veltrone in punto di morte, concludendo con "Mi dispiace, non è il pd che sognavo. Scusate, non ce l'ho fatta".
Nel frattempo, come Caronte, anche Lune si innamora di Andromeda, ma nel dubbio che sia uno di quelli che ha votato veltrone parlando di voto utile, lo disintegra in mille pezzi. Poi, in un raptus testosteronico, se lo mette a cercare nell'oltretomba, ne ritrova la testa, ma Radamanthys (che era accorso sentendo gente che alluccava) gli fa vedere che è solo un'illusione ottica (chiara metafora del Pd che non sa più riconoscere la propria base elettorale).
La puntata si conclude con Radamanthys che si piglia la questione con Kanon di Gemini perché aveva detto che gli era piaciuta la canzone di Albano, ma poi se ne va perché teneva una riunione con Bersani e D'Alema.

scriveva vanbronck verso le 20:59
permalink | commenti (6) | commenti (6)(popup)
categorie:



martedì, 17 febbraio 2009

Pegasus, Rutelli e le canzoni di Povia



(Pegasus durante un congresso regionale del Pd)

Oggi su Italia 1 è incominciata la nuova serie di Ade dei cavalieri dello zodiaco. Nella prima puntata si vedono i cavalieri dello zodiaco che se ne scappavano all'Inferno dopo aver visto Piroso su La7 che leggeva il suo testamento biologico pur di fare mezzo punto in più di share. Insieme a loro ci stava pure il cavaliere d'oro di Bilancia che dice che teneva fretta che doveva vedere a Bonolis che presentava Sanremo.
Fatto sta che dopo che precipitano nell'Ade, Pegasus e Andromeda si trovano davanti al fiume Acheronte e chiedono a Caronte se gli dà un passaggio. Lui accetta e, mentre li traghetta verso l'altra riva, si innamora perdutamente di Andromeda e gli chiede se gli può appoggiare la palla da dietro, Pegasus si ingelosisce e allora Caronte accosta il mezzo da una parte e avviano a fare a mazzate.
La puntata si conclude con Pegasus che dopo aver vattuto a Caronte dice che vuole diventare il nuovo segretario del pd. Infatti, il cavaliere di veltrone aveva appena finito di abbuscare dai cavalieri di ade, che prima gli avevano detto che facevano la riforma condivisa dell'oltretomba, e poi l'avevano colpito di sorpresa con la combinazione dei colpi del flosc e del pisiello.
Il problema vero di pegasus è che il resto dei cavalieri dello zodiaco stanno nella pdl e sirio il dragone vota proprio la fiamma tricolore (su wikipedia ci sta scritto che allora nel quarto episodio Pegasus si allea con D'Alema, ma mò non si sa ancora), però si è fatto tardi e allora Pegasus e Andromeda se ne vanno a vedere la televisione che fra poco ci sta Affari tuoi.

scriveva vanbronck verso le 19:47
permalink | commenti (4) | commenti (4)(popup)
categorie:



lunedì, 28 gennaio 2008

Manifesto fondativo NO-LAV



Il Movimento No-Lav non riconosce l'ordinamento politico di questo Stato democratico e borghese che attua la sua egemonia attraverso l'adesione coatta dei non-lavoratori all'interno della catena di montaggio sociale dell'ordine costituito. Pertanto, il Movimento di lotta No-Lav ritiene non solo inutile, ma addirittura controproducente agli obiettivi prefissatisi, la propria partecipazione alle elezioni in uno Stato che si cela dietro un sistema di democrazia rappresentativa per nascondere la sua vera natura di dispotico regime demo-ipnoticocratico a quattro di bastoni.

Noi del Movimento No-Lav diciamo dunque “Basta!” e combattiamo contro i nostri genitori che vogliono che ci troviamo una fatica e contro il padronato che ce ne vuole dare uno, affidandoci unicamente alla insopprimibile forza di un movimento di lotta che rifiuta preventivamente ed incondizionatamente ogni forma di compromesso con le forme di governo democratico. La nostra battaglia non avrà tregua fino a quando vi sarà anche un solo lavoratore al mondo.

Nostro obiettivo di fondo è creare una società non-lavoratrice che permetta al singolo cittadino non-lavoratore di non faticare fino all'ultimo istante della propria vita. Purtroppo siamo destinati alla sconfitta perchè noi del Movimento No-Lav abbiamo talmente preso a cuore questi ideali che non vogliamo faticare nemmeno per raggiungere lo scopo. Ed è per questo che la nostra soluzione politica ripiega sulla possibilità di raggiungere l'annullamento nichilista del Pianeta Terra mediante l’auto-convincimento delle masse. E questo senza manco avere un'idea precisa sul nichilismo.




Il segretario nazionale.

scriveva vanbronck verso le 20:57
permalink | commenti (29) | commenti (29)(popup)
categorie:



lunedì, 08 ottobre 2007

La trasferta di Lucca



“Fabio fai il racconto”. Questa è più o meno la frase che mi viene detta alla fine di ogni trasferta. Come se non bastasse gli altri due che si dedicano a tale attività questa volta sono impossibilitati a farlo: Settanculo era partito per Lucca già dal sabato e l’unica cosa che poteva raccontare era che “il Telepass premium è veramente una cosa comodissima” eccetera eccetera; il dottore invece in teoria stava facendo la guardia medica a Padula, in pratica era meglio se su tutta la zona si fosse abbattuta una variante di afta epizootica trasmissibile mortalmente all’uomo.
Morale della favola: appioppano irrevocabilmente a me il racconto di Lucca.
Diciamocela tutta, senza fare un cazzo per senza fare un cazzo, volendo dieci minuti per scrivere qualcosa li potrei anche trovare, il problema è che non è successo veramente niente. Ci svegliavamo presto più o meno inutilmente e all’una già stavamo lì. O meglio, entravamo in Lucca. Infatti la strada che presumibilmente doveva portarci al “Porta Elisa” la intraprendavamo solamente alle due passate. Sbagliandola. Anzi, manco sbagliandola del tutto a dire il vero: le indicazioni che ci aveva dato una vigilessa prevedevano il girare a sinistra in una strada stretta in cui non c’erano riferimenti sulla via per lo stadio, ma solo un segnale per raggiungere il Centro per l’impiego. Cosa fare? E se fosse stata una trappola ordita dai nostri genitori per trovarci una fatica? Vabbene la trasferta, vabbene tutto, però la paura fa novanta e nel dubbio proseguavamo diritto. Magari c’era un’altra strada per raggiungere lo stadio, magari stavamo prendendo una scorciatoia che ci avrebbe dato ragione, magari stavamo realisticamente andando a fare in culo all’orizzonte della campagna toscana, ma almeno eravamo sicuri che stavamo viaggiando nel senso opposto a dove mettono a faticare quelli in età da lavoro come noi.
E invece no, ad un certo punto appariva chiaro pure ai più ottimisti che vagavamo senza una meta e così tornavamo indietro. Con molta, moltissima circospezione entravamo nella strada suddetta e fortunatamente il Centro per l’impiego lo trovavamo chiuso: probabilmente perché era domenica, ma molto più romanticamente ci piaceva credere che lo fosse perché manco a Lucca ne tengono in corpo.
E quest’è. Davvero posso buttare giù un racconto su un episodio del genere? Oltretutto la consegna è pure quella di non fare cenno della partita, di che dovrei parlare? Posso mai raccontare di Bomber che non contento della perocchiaggine mostrata quest’estate in vacanza, dopo seicentocinque chilometri di trasferta veniva a chiedermi l’euro per comprarsi una bottiglietta d’acqua al bar della curva ospiti? Assolutamente no. Così, mentre eravamo intrappolati nel traffico di Lucca causato da due auto che si erano scontrate frontalmente nell’intento di sterzare entrambe dalla parte opposta al centro per l’impiego, cercavo di smollare il racconto a qualcuno. Inutilmente.
Comunque il succo della storia è che non ho nulla da dire e poi mi toccherebbe pure sorbirmi gli altri lamentarsi che il racconto fa schifo. Forse potrei scrivere proprio del fatto che non so che scrivere, ma mi sembra obiettivamente una stronzata.
Sapete che c’è di nuovo? Che questa volta il racconto non lo faccio. Punto e basta.

scriveva vanbronck verso le 20:39
permalink | commenti (1) | commenti (1)(popup)
categorie:



mercoledì, 19 settembre 2007

La trasferta di Crotone



Partiamo ad un orario improbabile da casa di Armandino, il quale va in macchina con Nicola, Malatia, Jansen e un tale che minaccia il suicidio mediante impiccagione. Tutti il resto, dodici in tutto, andiamo nel nove posti. Qui la tensione è palpabile, molti di noi non sono riusciti a fare cacca prima della partenza e la cosa crea una certa preoccupazione.
La prima sosta annunciata è a Padula, dove dobbiamo sobbarcarci la fantasmatica presenza di Uno qualunque, reduce dalla notte di guardia medica, che mette anche a disposizione la sua macchina.
Nonostante soste e rallentamenti vari, raggiungiamo indenni e in non molto tempo l’uscita di Sibari. Gli ultimi 140 km, invece, sono di strada statale e sembrano non finire mai. Riusciamo in ogni caso ad arrivare a Crotone e dopo aver fatto uno strano giro in città, vedo No surrender affacciarsi dal pulmino che guida la carovana e fare inequivocabili gesti sul fatto che non sapesse dove cazzo stessimo andando. Evviva l’Italia! Raggiungiamo comunque l’Ezio Scida e, superato anche il piccolo contrattempo di ritrovarci nel traffico in mezzo ai crotonesi, riusciamo ad entrare in curva.
Tutto sembra andare come si deve fino a quando Masini non si fa espellere ingenuamente alla mezz'ora di gioco. “Se ci fosse un allenatore al posto mio, cosa farebbe adesso?” si domanda Agostiniello che non sapendo darsi risposta decide di lasciare il mondo come si trova, abbandonare Di Napoli al suo destino e farci giocare un calcio champagne quale non si vedeva dai tempi di Belloffo contro la Juve Stabia. I padroni di casa si scatenano: palo, traversa, salvataggio sulla linea, tiro, nuca del terzino crotonese, tibia di Ciarcià, nuca ancora, mischia paurosa, naso, nuca, tibia, nuca, orecchio: erano centosettant’anni che non si vedeva una partenza così folgorante della squadra calabrese.
Per fortuna il caldo ci da una mano e nel secondo tempo il Crotone rallenta il ritmo di gioco. Quarantacinquesimo minuto del secondo tempo, ormai è quasi finita ma “non è ancora detta l’ultima parola” sentenzia Usr Casual scrutando l’orologio. D’incanto la Salernitana si ritrova di nuovo asserragliata nella sua area di rigore ma sfoderando un culo da guinness riesce a strappare un fortunoso pareggio.
Il viaggio di ritorno incomincia subito bene: per dare un senso alle nostre grigie esistenze sbagliamo strada e ci dirigiamo verso Reggio Calabria. Torniamo indietro e ci avviamo a fare l’interminabile statale fino a Sibari. Da qui si registra l’implacabile fuga di uno qualunque che ha appuntamento a Battipaglia con la dottoressa e rischia di fare tardi. Dalla solita andatura di 80 km/h, passa ai 100, 120, poi ai 130. Il pulmino arranca e perso di vista il fuggitivo ed essendo rimasti svegli in tre, cerchiamo di rendere meno noioso il viaggio accendendo la radio: becchiamo un imbecille qualsiasi nei panni di speaker che definisce scandaloso il fatto che sulla A7 è da due anni che devono completare la terza corsia. Scandaloso davvero. Noi nel frattempo stavamo percorrendo un delizioso tratto della Salerno-Reggio ad una sola corsia, divisa con i coni spartitraffico da quella dell'opposto senso di marcia: questa è la situazione da non sappiamo quanti anni e tantomeno crediamo di vivere per così tanti anni ancora da vedere terminati i lavori, così come probabilmente non vedremo il prossimo passaggio della Cometa di Halley o la prossima eclissi totale di sole in Italia.
Nel frattempo il dottore sembrava oramai impazzito: sorpassa in curva, sorpassa a destra, tocca punte di 150 km/h. Il luogo dell’appuntamento si avvicina inesorabilmente e anche il pulmino inizia ad essere invaso da un fremito che si impossessa di tutti noi: fra pochi minuti conosceremo la dottoressa! L’incontro a Battipaglia è un momento che rimarrà impresso nel cuore di tutti e che racconteranno a figli e nipoti coloro tra noi che avranno il cattivo gusto di riprodursi. Il dottore smamma i suoi tre compagni di viaggio e si invola con la dottoressa verso un’altra guardia notturna. Lo vediamo scomparire tra le luci della notte battipagliese: chissà quando riuscirà a dormire, chissà quando riuscirà a lavarsi, chissà quando riuscirà a intostare. Tutti dubbi che scompaiono una volta ritornati in dodici nel pulmino, quando, ritrovato l’entusiasmo ed ancora eccitati dall’incontro ravvicinato di poco prima, iniziamo a cantare e stronzeggiare come ad inizio mattinata. Incrocio lo sguardo di Stefano, ridiamo, ci sentiamo felici.

scriveva vanbronck verso le 17:31
permalink | commenti | commenti (popup)
categorie:



giovedì, 29 marzo 2007

La trasferta di Terni



Ormai disabituato alle trasferte di medio chilometraggio, per Ternana-Salernitana rispolveravo antiche abitudini che speravo cancellate dal tempo. Da buon ipocondriaco professionista, la mia personale trasferta iniziava infatti la sera prima, quando incominciavo ad avanzare le prime ipotesi su cosa mi potesse far morire o comunque far morire di scuorno stando un’intera giornata fuori. Nell’ordine mi pronosticavo buone possibilità di essere colpito da: tosse, raffreddore, nausea, vomito, febbre, diarrea, gomito del tennista, ginocchio della lavandaia, disfunzioni prostatiche di ogni tipo, autoimplosione del fegato, infarto eccetera. Ogni sintomo svaniva come al solito appena sceso di casa.
Partivamo poco dopo le 10. Solo un’ora più tardi la prostata di Settanculo iniziava ad accusare i primi segnali di stanchezza. Per il resto, 350km in cui Armando non faceva altro che mandarmi raccapriccianti bacetti gettandomi nel panico più terrificante, e nemmeno la mia minaccia di fargli trovare il sacchetto delle palle a gubbio est lo frenava dai suoi istinti libidinosi.
A Terni arrivavamo con l’aria di chi già sapeva che i nostri undici leoni avrebbero dimenticato la dignità a casa. Tozzi Borsoi ce lo confermava in meno di quaranta minuti.
Fine di un’altra impalpabile partita. Dopo una striscia positiva durata tre gare, questa volta non avevo la soddisfazione di secciare Grassadonia, a cui riuscivo soltanto a far venire un problemino al quadricipite che però gli consentiva di portare a termine l’incontro. Per il resto, il silenzio ci accompagnava fino al primo autogrill sulla strada, dove ci fermavamo per rifocillarci e sfogare l’ennesima delusione.
Il bar era vuoto, facevo lo scontrino per tre caffè, poi ne facevo un altro a stefano. La cassiera, unica addetta al banco, si avviava a preparare le ordinazioni.
Ma ecco comparire il terrore di tutti gli autogrill, il flagello della piazzola di sosta, il mostro da casello a casello: ovvero “La Iena della Flaminia Ovest”.
Si avvicinava al bancone con aria risoluta: “vogl ‘o cafè!”
“Armà tu mò me lo dici…” rispondevo, e gli mostravo le nostre tazzine già vuote.
Mi soffiava gli scontrini da mano, la cassiera-barista era davanti a noi due, io ero nello stato d’animo dello studente che al primo banco vorrebbe suggerire all’interrogato alla lavagna ma ha il professore di fronte. Avrei voluto dirgli che il bar era vuoto, che dove cazzo si avviava che era sgamatissimo, che uno di trent’anni una figura così se la poteva pure risparmiare. Ma non mi restava che assistere impotente alla scena e attendere l’inevitabile:
“Un caffè” diceva la iena.
“Lo scontrino?” chiedeva la donna.
Io e stefano scappavamo nello stesso momento in cui “the iena” con freddezza poneva tutti e due gli scontrini sul bancone.
Se si fosse incazzata, se avesse avuto almeno un moto di indignazione, sarebbe significato che “the iena” era stato trattato quantomeno come una persona…un cretino, ma pur sempre una persona. Ma quel tono pietoso, rassegnato, con cui le sentivamo dire che quello era il nostro scontrino e che se voleva il caffè doveva pagarlo, lasciavano intendere che the iena era stato trattato alla strenua di un decerebrato.
Il terrore di tutti gli autogrill subiva dunque l’onta della sconfitta.
Ripartivamo alla volta di Salerno, e la iena prendeva immediatamente sonno. Come un essere di tale ferocia non avesse alcuno scrupolo di coscienza, come dopo un così disumano gesto si potesse subito mettere a dormire, restava per noi un interrogativo irrisolto. Sta di fatto che ci stavamo pisciando sotto dalle risate.
Come l’andata, anche il ritorno si svolgeva nella massima tranquillità. Tornavamo a Salerno con ancora negli occhi l’ignobile spettacolo del “Liberati” di Terni. Delusi, stanchi, ma consci che la iena è viva ed è pronta a colpire di nuovo.

scriveva vanbronck verso le 22:24
permalink | commenti (10) | commenti (10)(popup)
categorie:



martedì, 20 marzo 2007

La trasferta di Castellammare di Stabia.



Un campionato ormai compromesso, le previsioni meteorologiche che promettevano freddo e pioggia, un derby che al novanta per cento sapevamo che avremmo perso: sebbene in formazione rimaneggiata a causa della giornata lavorativa, noi nullafacenti oltranzisti eravamo presenti anche a Castellammare.
Al grido di “Guarracì, tieni quasi quarant’anni” e di Guarracino medesimo che fa il pirla in una cabina fotografica, partivamo verso l’una e mezza sotto una pioggia che ci faceva temere una nuova Sorrento.
Una sosta all’autogrill dell’alfaterna, perché effettivamente non ce la facevamo a fare il viaggio tutto una tirata, ed eccoci arrivare a castellammare di stabia giusto in tempo per l’inizio dell’incontro.
La vecchia guardia ricordava uno stadio-bolgia ed un paese eufemisticamente non particolarmente “ospitale” con le tifoserie rivali. Noi nuove leve scoprivamo invece che era cambiata gestione, e il comitato di accoglienza sostituito da una discoteca da ottomila posti: prima e dopo la partita e durante l’intervallo, la musica dance impazzava ad alto volume nello stadio stabiese, ben accompagnandosi allo striscione che la curva gialloblu dedicava al centenario della loro squadra: "La storia non è moda, da cento anni siamo QUA' "…proprio con l’accento sulla “a”.
Mai prova fu più evidente del fatto che veramente erano cento anni che stavano là, evitando accortamente da generazioni di andare a scuola anche per una sola fetentissima lezione di italiano.
Ma se l’italiano latitava, anche il bel calcio restava nascosto, probabilmente dietro lo striscione “mamme ultras dolci”. Così dopo varie trasferte in cui riuscivamo costantemente a intrappolare gli avversari nella nostra area di rigore, mister Belloffo con una coraggiosissima formazione a sei difensori riusciva a mantenere il gioco a centrocampo. L’azione più spettacolare di tutto il primo tempo restava dunque l’apertura del mio ombrello per ripararmi da una battente pioggia passeggera.
Il secondo tempo si apriva con una nuova mossa tattica a sorpresa: scendevo di un gradino abbandonando i laconici commenti di Sora Granata (che erano del tipo “ma perché non entra magliocco?”, “ma perché bellotto ad arostegui non lo vede proprio?”, “calcio d’angolo!” quando l’arbitro assegnava un calcio d’angolo e così via), per affiancarmi ad armandino che per la verità come cristiano peggiorava a vista d’occhio.
La variante tattica tuttavia non sortiva gli effetti sperati (a parte il fatto che riuscivo a secciare Grassadonia per la terza volta su tre, facendolo anche questa volta uscire anzitempo per infortunio), anzi, era la Juve Stabia a sbloccare il risultato, unico lampo di una partita alquanto sonnolenta.
Fine partita. La Juve Stabia è in finale di Coppa Uefa, o almeno così ci sembrava di capire.
Tornati noi a casa, finiti loro i festeggiamenti, nel silenzio della sera in un "Romeo Menti" ormai vuoto, Bellotto faceva finalmente riscaldare un attaccante sperando di agguantare il pareggio.


scriveva vanbronck verso le 20:20
permalink | commenti (13) | commenti (13)(popup)
categorie:



domenica, 11 febbraio 2007

Nuove norme anti-violenza.
La trasferta (mancata) di San Benedetto del Tronto





La sveglia a mezzogiorno e un quarto è spietata. Novantacinque chili di fratello che vengono ad alzare la persiana: c’è da andare a mangiare da nonno e questo mi costringe ad un precoce risveglio. Due minuti e suona il telefono: è GambrinuSA, in versione “marito con pantofole”, che mi invita ad andare a vedere la partita a casa di Palla. Ok, ci sto! Mi offro anche come volontario per avvertire Armando e gli altri su msn, ma mi viene risposto che non avrei trovato nessuno: sono già scesi tutti per andare a pranzare in qualche locale. Insomma, un gruppo di ultras.
Ma la mentalità, quella che ci ha portato in giro per l’Italia a seguire la Salernitana, non si baratta certamente per un piatto di pennette al ragù e una braciola con lo spago: ci vuole almeno pure na tazzulella ‘e cafè! La bevo al volo e scendo, direzione mariconda, per andare a casa di Palla dove mi aspetta a sorpresa una fella di torta che si squaglia in bocca.
Ci sintonizziamo su ItaliaMia ed ecco che la seconda fella mi va di traverso: fra i titolari c’è Grassadonia. Indossa la maglia numero 2: due come i minuti che gli auguro di giocare, due come le corna che si deve scassare in uno scontro di gioco con Orfei. Ma non c’è mai fine al peggio: ecco che bussa alla porta Giampanter, che dopo le sue antiche simpatie per Casertana e Avellino, si lascia andare a beceri cori pro-cavese. Il primo tempo scorre così fra un liscio di Grassadonia, na strunzata di giampanter e il cane di palla che scapocchia per casa.
Il secondo tempo inizia invece sotto i migliori auspici: la Salernitana difende il vantaggio con tranquillità, Grassadonia si fa male, e il cane - messi da parte gli intenti libidinosi - si appisola sul divano. Sul 2-0 chiama Settanculo…almeno lui (speriamo) starà a san benedetto a tenere alto il vessillo granata. Macché, sta in giro chissà dove e ci ha chiamati per sapere il risultato. Ormai ci rassegniamo all’evidenza: non ci meritiamo niente.
Fine partita. Tornando a casa, intravedo alcune facce derelitte sedute al tavolo di un bar. Mosso da pietà mi avvicino: sono i ragazzi di ritorno dal pranzo. Per un antipasto e un primo, hanno pagato 23 euro a testa. Alcuni sono silenziosi, altri piangono senza vergogna, altri ancora progettano un dignitoso suicidio. Il dottore invece pensa che domani deve accompagnare la dottoressa…ormai è irrecuperabile.
Li saluto e vado via. Certo che però è strano vedere tutti quanti passare una domenica così…se a Perugia non ci fanno andare, almeno ce ne andiamo a mangiare nel ristorante più costoso della città. A fine pranzo faccio mettere sul mio conto. “Com’è il cognome?”. “Grassadonia…”.

scriveva vanbronck verso le 22:12
permalink | commenti (15) | commenti (15)(popup)
categorie: